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Da: www.tgcom.mediaset.it del 9.2.09 (link all'articolo )

Figli anche ai padri violenti

Cassazione regola l'affido condiviso

Un marito occasionalmente violento con la moglie può comunque essere un buon genitore. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione concedendo, in sede di divorzio a una coppia palermitana, al padre l'affido esclusivo della figlia 17enne e condiviso con la ex moglie del figlio minore di 9 anni. Durante le liti, l'uomo ribatteva alle offese verbali della moglie con ceffoni. Per gli ermellini questo non è bastato a togliergli la tutela del bambino.

Nonostante la propensione alla violenza, all'uomo era stata affidata la figlia mentre il figlio era stato affidato alla madre.

Su reclamo dell'ex marito, in sede di divorzio, i giudici di merito di Palermo gli hanno accordato l'affido condiviso del figlio minore - mentre la figlia nel frattempo è divenuta maggiorenne e continua a vivere con il papà - per superare gli ostacoli che la ex moglie frapponeva al mantenimento del suo rapporto con il bambino.

La Suprema Corte non ha contestato questi provvedimenti ritenendo, evidentemente, che un marito a tratti violento possa lo stesso essere un buon padre.

Da: CdT 10.2.09 pag 39

LETTERE AL CORRIERE
 Autorità parentale: per il bene dei figli

 Lo spunto di questo mio contributo è stato l'articolo apparso su questo quotidiano il 29 gennaio scorso concernente la modifica della legge sull'autorità parentale (diritto del genitore quale educatore e rappresentante del figlio) in caso di divorzio, attualmente in procedura di consultazione. Si tratta di una modifica di default: viene cioè sostituito l'automatismo che esclude per legge un genitore (con possibilità d'accordo in corso di divorzio di entrambi i genitori per l'autorità congiunta), con la regola per cui l'autorità parentale è assegnata ad ambedue i genitori (con possibilità ad un solo genitore per motivi gravi). Durante il divorzio non penso però che i genitori siano di animo adatto per trovare le soluzioni migliori per il bene della prole comune.

Da: CdT 10.2.09 pag 9

Bill Arigoni: urge aprire un centro specializzato
  In Ticino mancano centri spe­cializzati per la presa a carico di adolescenti problematici. Lo so­stiene Giuseppe Bill Arigoni (PS), che in una mozione chiede al Governo di presentare un progetto (e un credito) per l'apertura di un centro acuto per gestire l'aggressività adole­scenziale. La situazione, rileva il deputato (sulla scorta della lettera di una mamma al Gover­no pubblicata anche dal Cd T) è sfuggita di mano; in particolare in molti casi si finisce col far capo alle cliniche psichiatriche. 

Da: La regione 31.1.09 pag 3

Più violenza tra i minorenni svizzeri
 È maschio, in età compresa tra i 15 e i 18 anni e colpisce nei paraggi delle scuole: è l'identikit di chi infrange la legge


  In Svizzera i reati di natura violenta tra minorenni sono au­mentati e in crescita c'è anche il numero di ragazzi confederati che commettono infrazioni ri­spetto ai loro coetanei stranieri. A dirlo è il magistrato dei mino­renni Reto Medici, intervenen­do ieri - con una relazione sulla violenza minorile in Svizzera e in Ticino - al seminario ‘La va­lutazione della pericolosità nel­le condotte a rischio: dall'ag­gressività verso altri al rischio suicidale' svoltosi alla Clinica psichiatrica cantonale di Men­drisio. Seminario organizzato dall'Associazione ticinese psico­logi e psicoterapeuti (Atpp).
  Dati alla mano, la situazione parla chiaro. A destare preoccu­pazione non è tanto il numero di minorenni che hanno commes­so dei reati - che è passata dall'1% al 2% dal 2000 al 2007 - bensì l'aumento degli atti vio­lenti. Infatti il 68% delle infra­zioni riguardavano il codice pe­nale e tra queste il 17% era costi­tuito da reati di matrice violen­ta, ovvero il 7% in più nell'arco di circa un decennio. Questi i numeri, è comunque necessario fare alcune distinzioni. Tra gli atti pericolosi di cui si nota una crescita, a partire dal 2005, tro­viamo le infrazioni legate a le­sioni gravi, lesioni semplici, vie di fatto, risse, aggressioni. In di­minuzione risultano invece le rapine.
  In ogni caso al di là di certi in­dici in aumento, il panorama nazionale non può comunque considerarsi, nel suo complesso, più cupo di quanto si rischia di dipingere. Infatti, ha precisato Medici, nonostante la crescita delle decisioni penali, i dati ri­mangono abbastanza stabili (detto altrimenti non ci trovia­mo davanti ad alcun grafico esponenziale che possa suscita­re allarme). Oltre alle cifre, è possibile tracciare un identikit dei minorenni che imboccano la via della trasgressione e che en­trano in contrasto con la giusti­zia?
  Di solito a commettere in­frazioni sono i maschi (l'80% contro il 20% delle femmine) in prevalenza di età compresa tra i 15 e i 18 anni (74% rispetto al 26% dei ragazzi al di sotto dei 15 anni). Il teatro dei misfatti? La maggior parte dei casi si verifi­ca a scuola (60%) e in misura minore sul lavoro e nel campo dell'apprendistato. Da parte sua l'autorità cerca di intervenire in modo efficace. Fra le misure che vengono adottate ci sono sia le pene sia gli strumenti volti alla protezione dei soggetti stes­si. L'importante tra i magistra­ti che si occupano di minori, ha sottolineato Medici, « è avere a cuore non tanto il reato, quanto colui che lo commette ». In altre parole l'autorità competente è chiamata a riflettere e a prende­re decisioni che portano ad adottare misure e pene che me­glio si adattano al ragazzo. E in un contesto difficile non manca­no i casi che qualcuno potrebbe definire curiosi. Il magistrato dei minorenni ha quindi rac­contato un aneddoto: « Mi è capi­tato di comminare una pena a un diciassettenne. Al momento in cui gli ho comunicato la situa­zione, il giovane è rimasto indif­ferente. Quando invece gli ho det­to che gli avrei anche sequestrato le sue scarpe di Gucci, allora ha reagito ».
  Durante il suo intervento, il magistrato si è inoltre sofferma­to sugli strumenti che permetto­no di ottenere validi risultati. Le ammonizioni formali che san­zionano un comportamento scorretto sembrano sortire buo­ni effetti. Infatti i ragazzi tendo­no ad aver bisogno di sentirsi presi sul serio. Oppure gli stessi lavori di utilità sociale, che han­no un'efficacia elevata. Meno in­cisivo è invece il ricorso alla multa (che a volte viene pagata dai genitori) oppure la privazio­ne della libertà. Naturalmente, come si dice spesso, non tutte le ciambelle escono con il buco e ci sono minorenni problematici e recidivi che risultano essere ‘anestetizzati alle pene'. Questi soggetti di solito provengono da situazioni familiari molto diffi­cili e non dispongono di compe­tenze sociali che favoriscano il rispetto della legalità. Per loro è necessario un intervento preco­ce e risulta indispensabile il col­locamento in apposite strutture o istituzioni. « Non si deve avere paura dei giovani. Laddove esiste un disagio, dobbiamo essere in grado di recepirlo e affrontarlo, anche con metodi meno tradizio­nali - ha concluso Medici - ma che rispondono ai cambiamenti sociali ». MDRIU




TI- PRESS
 Ragazzi violenti



TI- PRESS
 Il magistrato Reto Medici
 

 

Da: La regione 02.02.09 pag 9

Disagio giovanile, ‘ognuno può contribuire'
 Dibattito ad Arbedo col procuratore Perugini: ‘Occorre un patto educativo tra famiglia, scuola e società'


  « Episodi come quello di Locarno si veri­ficano in Ticino quasi ogni venerdì e sa­bato sera. È per pura fortuna se finora al­tri ragazzi non hanno fatto la stessa fine di Damiano Tamagni ». Antonio Peru­gini
  - invitato venerdì scorso ad Arbedo dalla locale Commissione culturale e dalla Federazione docenti ticinesi a in­tervenire sul tema ‘Giovani: fra disagio e speranze' in qualità di procuratore pub­blico e coordinatore del ‘Gruppo operati­vo giovani-violenza-educazione' voluto dal governo all'indomani dell'omicidio Tamagni - ha solo brevemente accenna­to al dramma consumatosi un anno fa. Ancor meno si è soffermato sulla sen­tenza pronunciata in settimana, anche perché non direttamente sollecitato dal pubblico. Il quale non è affluito numero­sissimo, tanto che un signore coi capelli grigi si è lamentato, come nonno, per « le troppe sedie lasciate vuote stasera dai ge­nitori assenti ». Soprattutto da quelli che « avrebbero tanto bisogno di incontri come questi ».
  Presente invece un discreto numero di docenti membri della Federazione, la cui presidente Tiziana Zaninelli, vice­sindaco di Locarno, si è allineata a Peru­gini invitando la gente a reagire nel pri­vato di fronte a situazioni che fanno a pugni con l'educazione dei giovani. « Ciascuno può contribuire », ha più volte insistito il procuratore.
  Una donna ha evidenziato il carattere violento di alcune serie televisive in onda sulle reti italiane prima ancora del­le 20 e ha additato la Tsi per la facilità con cui trasmette certi film in prima se­rata. « Le consiglio di cambiare canale o, ancora meglio, di spegnere il televisore », ha consigliato Perugini: « Se tutti lo faces­sero, le reti televisive capirebbero e forse cambierebbero programmazione ». Zani­nelli ha invece invitato a protestare con la Rtsi scrivendo al Consiglio del pubbli­co « di cui sono stata membro per 12 anni, e posso perciò assicurare che le sollecita­zioni esterne vengono prese in considera­zione e inserite nel rapporto annuale al­l'indirizzo dei vertici dell'ente ».
  La partita - ha indicato Perugini - si gioca soprattutto fra le mura domesti­che e quelle scolastiche: « Si è corroso il principio dell'autorità. I genitori, fra i quali è in aumento l'abdicazione dai loro doveri, devono poter controllare di più i fi­gli su quanto fanno la notte e davanti al computer ». Un semplice suggerimento d'ordine pratico: « Per favorire una mi­gliore sorveglianza, il Pc andrebbe messo in salotto anziché in camera. E bisogne­rebbe poter vedere quali siti internet ven­gono frequentati dai figli ». Suggerimento che va ad aggiungersi alla lunga serie di proposte rivolte alle autorità cantonali dallo speciale gruppo il cui incarico sca­de a fine febbraio dopo un anno di lavo­ro. « Viviamo in un Cantone ricco di servi­zi sociali - ha per esempio indicato Peru­gini - ma abbiamo scoperto che spesso non agiscono in rete e, per una strana con­cezione della protezione dei dati, non si trasmettono a vicenda le informazioni sui casi trattati. Siamo nell'era del lavoro a compartimenti stagni ».
  L'espulsione a scuola non serve più a nulla Un padre di famiglia si è detto scettico quando Perugini ha invitato a una mag­giore disciplina familiare e a voler rico­noscere fino in fondo il ruolo educativo dei docenti, anche quando si tratta di prendere decisioni estreme: « Sono con­trario a giudicare così duramente i geni­tori. Soprattutto è traumatizzante vedere il proprio figlio di quarta media espulso dalla scuola per motivi non chiari », non da ultimo perché l'espulsione non è più recepita come valida misura di correzio­ne e rieducazione. Perciò, ha proseguito questo genitore, « vale la pena affidarsi a un avvocato. C'è un'infinità di casi di gra­vità lieve che sfocia in conseguenze estre­me inconcludenti e rabbrividenti. E nes­suno aiuta i genitori, tanto meno quelli che hanno sempre dimostrato impegno nell'educare i figli ».
  È acuto il problema dell'aiuto che si può dare alle famiglie - ha riconosciuto Perugini - nonostante i servizi esistano e lavorino a pieno regime.
  Sempre dal pubblico un'amara costa­tazione: ci vogliono tanti soldi per poter mettere in atto le proposte fatte dallo speciale Gruppo. « È una questione di scelta politica. Ma - ha ripetuto Perugi­ni - ciascuno già nel suo piccolo può fare qualcosa ». Fra le misure che nei mesi scorsi hanno fatto discutere c'è il copri­fuoco notturno per minorenni. Che fine ha fatto? « È l'unica nostra proposta su cui il Consiglio di Stato ha messo il crocio­ne », ha risposto il procuratore. La palla passa nel campo delle città, dal momen­to che oltralpe una decina di località l'hanno introdotto senza scatenare rivol­te popolari. « Concordo sul fatto che ognu­no nel suo piccolo può fare qualcosa - ha aggiunto il parroco don Italo Meroni -
 ma ritengo che a dover fare di più sia so­prattutto la scuola. Perché è un luogo im­portantissimo per bambini e ragazzi
». Ma il procuratore Perugini va oltre: è convinto che occorra un « patto educati­vo tra famiglia, scuola, società civile e so­cietà istituzionale ». Tuttavia solo « un ac­cresciuto senso di responsabilità di genito­ri e Stato può farlo riattivare. Ci vuole una cura totale, continuata, fatta oggi per il domani ». Consci del fatto che per risol­vere il disagio giovanile « non esistono ri­cette miracolose ». MA.MO.
 




TI- PRESS
 Perugini coordina il Gruppo operativo

 

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