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Da: La Regione, 28.08.08, pag 32

<>Un cane per figlio


Londra - I vostri figli disubbidiscono e vi sfuggono nonostante i richiami? Addestrateli come i cani. A sostenerlo è un esperto di "Battersea Dogs and Cats Home", il più grande e antico ricovero per animali domestici del Regno Unito. Secondo Pat Moore, responsabile del­l'addestramento cani a Battersea, come con i cani, il miglior modo per farsi ob­bedire dai bambini è solo quello di mo­strare loro con un comando cosa non debbono fare: dato che né dai cuccioli né dai bambini è possibile attendersi un apprendimento rapido sul corretto comportamento in certe situazioni, ai genitori si consiglia di usare messaggi, sia verbali che del corpo, più semplifi­cati e immediati possibili. «È importan­te dunque che il tono della voce sia chia­ro e fermo. Voce e comportamento del cor­po sono la chiave di tutto» , ha affermato Moore.
Secondo gli esperti dell'istituto, pre­miare il comportamento corretto dei bambini attraverso un mix di sanzioni e premi, grazie all'uso di dolci e giocat­toli ma anche gesti di affetto, è molto più efficace del reprimere i loro istinti.

Da: La Regione, 30.08.08, pag 32

<>Piccoli imperatori, grande vuoto


Pechino - «Sono vuoti e indif­ferenti i nostri ragazzi degli anni Novanta» . Le preoccupa­zioni espresse da un padre in un forum del China Daily sono condivise da sempre più esperti in Cina. Sono all'ordine del giorno gli articoli che denun­ciano le crescenti fragilità dei cosiddetti "piccoli imperatori", i bambini - spesso figli unici e viziati - tesori delle famiglie ci­nesi.
Allarme fumo: le stime uffi­ciali dicono che circa 40 dei 130 milioni di bambini tra i 13 e i 18 anni hanno provato a fumare, e 15 milioni sono tabagisti. Quasi il 68 per cento dei ragazzi avreb­be provato una sigaretta prima dei 13 anni. Sempre più precoce anche la vita sessuale, trasmes­sa da modelli di vita occidentali importati rapidamente in Cina senza mediazioni, dicono i peda­gogisti. Il quotidiano China Daily ha pubblicato ieri la lette­ra di una madre che denuncia l'approccio innaturale alla ses­sualità indotto dal consumismo. Sua figlia di soli 9 anni è tornata a casa con al collo una collana di preservativi dalle forme e dai colori sgargianti.
Altra emergenza è l'obesità: oltre un quarto della popolazio­ne adulta cinese è obesa o so­vrappeso, secondo quanto emer­so da studi internazionali. Col­pa delle grandi quantità di car­ne e latticini, di cui la dieta tra­dizionale è povera, consumate quotidianamente soprattutto nei fast-food americani o d'ispi­razione americana, meta prefe­rita proprio dai più piccoli.
L'avvocato e funzionario del Partito Comunista Li Jianguo ha lanciato un appello alle auto­rità perché intervengano su un fenomeno che rischia di diven­tare una vera e propria piaga so­ciale: la dipendenza da Internet. Circa il 10 per cento degli stima­ti 40 milioni di bambini abituali navigatori in rete sarebbe «dro­gato di videogame» .
Non solo: viziati e per giunta infelici. Questo il ritratto dei bambini cinesi emerso da una statistica ufficiale condotta a Shanghai su un campione di ol­tre 10 mila studenti delle scuole medie e superiori. Il 40 per cento si è detto stressato dai ritmi pressanti e dalle crescenti aspet­tative sociali. Il desiderio comu­ne dei piccoli imperatori? Più af­fetto da parte delle famiglie.

Da: CdT, 29.08.08, pag 25

<>Giovani, i mentori vi stanno aspettando
 Decolla il progetto di prevenzione messo in atto da Cantone, Città e Pro Juventute


 Scelti e ormai quasi formati i primi otto adulti che di­venteranno i punti di riferimento per ragazzi in difficol­tà - Ora si punta anche alla collaborazione con altri enti

  Sono otto, la loro età varia fra i 25 e i 50 anni e anche gli ambiti di attività sono i più disparati: si va dagli studenti al conducente d'autobus, dalla traduttrice agli operatori per anziani. Alcuni han­no alle spalle esperienze partico­larmente difficili (oggi ben supe­rate). Una cosa li accomuna: la disponibilità a mettersi in gioco per accompagnare giovani che si trovano a dover affrontare un mo­mento di difficoltà. Sono i primi volontari del «Progetto mento­ring », messo in cantiere di recen­te dalla Divisione dell'azione so­ciale e delle famiglie del Diparti­mento della sanità e della socia­lità, in collaborazione con la Cit­tà di Locarno e con la Pro Juven­tute, cui spetta il coordinamento dell'iniziativa ormai giunta alla fase di decollo. Messi nero su bianco criteri e principi, inaugu­rata la sede (negli spazi alle ex scuole di Piazza Catello offerti dal Comune), affiancato al coordina­tore di Pro Juventute il nuovo operatore sociale di Locarno, ora si tratta di allacciare una nuova rete di contatti con tutta una serie di enti, servizi e società affinché possano essere individuati e pre­si a carico i primi casi. Va detto, comunque, che il lavoro concre­to è già iniziato. Da qualche gior­no è infatti partito un intervento con un giovane di 22 anni in serie difficoltà professionali.
  A presentare la nuova fase del progetto sono stati ieri la muni­cipale capodicastero di Locarno, Tamara Magrini, il coordinato­re di Pro Juventute, Furio Vanos­si,
  il nuovo operatore sociale del­la Città, Alex Rodriguez, e Ilario
 Lodi,
responsabile di Pro Juven­tute per la Svizzera italiana.
  Ribadendo che il «Progetto men­toring » rappresenta un nuovo e importante tassello della politica giovanile locarnese e sottolinean­done il ruolo fondamentale di pre­venzione, la municipale cittadina ha poi ricordato come Locarno sia una città-polo, «in cui confluisco­no anche i giovani degli altri Co­muni, proprio perché attratti dal centro come luogo di aggregazio­ne e di vita». Da qui l'iniziativa par­tita in questi giorni, con il coivol­gimento delle altre località del Lo­carnese, invitate in particolare a segnalare ragazzi che potrebbero diventare fruitori del progetto. Un appello che di certo non cadrà nel vuoto, ha aggiunto Magrini, vista la fattiva collaborazione dimostrata dagli altri Comuni per iniziative come il Centro giovani, l' Assem­blea dei giovani del Locarnese, il rinnovamento del Parco Robin­son o l'istituzione del Gruppo ope­rativo permanente sul disagio gio­vanile.
  Alex Rodriguez ha poi ricordato l'importanza di tessere sul territo­rio una serie di intensi contatti. Per evitare, da una parte, di so­vrapporsi ai servizi già esistenti. Ma anche (e soprattutto) per in­staurare relazioni che permetta­no di individuare tempestiva­mente eventuali casi da prende­re a carico. Un lavoro che verrà svolto, come detto, con i Comu­ni, ma anche con «agenzie socia­lizzanti » come le scuole, le asso­ciazioni sportive o i vari gruppi di interesse presenti nella regio­ne.
  A Furio Vanossi, quindi, il com­pito di illustrare il lavoro svolto finora e la fase attuale. Sono sta­ti una trentina, ad esempio, i vo­lontari annunciatisi per diven­tare mentori. Dopo un approfon­dito lavoro di selezione, si è giun­ti alla scelta di otto persone, che, durante l'estate hanno seguito una formazione empirica. Da ot­tobre, poi, si passerà ad una for­mazione più scientifica. Pure co­stituiti un gruppo di pilotaggio (che svolgerà un ruolo decisio­nale e di coordinamento) e un gruppo di sostegno, cui spetterà il compito di fungere da «cassa di risonanza» sul territorio. Nel­le prossime settimane, poi, par­tirà il lavoro per la ricerca di col­laborazione con vari enti e asso­ciazione di cui si diceva in pre­cedenza.
  Un aspetto, ha ribadito Ilario Lo­di, di particolare importanza, fondamentale perché il proget­to possa davvero decollare. Il re­sponsabile di Pro Juventute ha poi concluso sottolineando co­me quella del «Mentoring» sia da considerare una forma di in­vestimento, «un lavoro di pre­venzione che diventerà sicura­mente redditizio a medio-lungo termine. Da una parte perché permetterà alle persone coinvol­te di superare i momenti difficol­tà senza necessariamente cade­re nella rete sociale. Ma anche, più in generale, per un discorso che riguarda l'educazione del­l'intera cittadinanza». b.g.l.

Da: CdT, 30.08.2008, pag 36

<>«Cicatrici» dell'animo indelebili
 Le ferite nell'anima fanno più male di quelle fisiche


 Il ricordo del dolore sul proprio corpo è meno vivido e fa meno male di quello delle pene emotive. Lo sostiene uno studio recente effettuato su un gruppo di studenti

  NEW YORK Le «cicatrici» del­l'animo sono più indelebili di quelle del corpo. È quanto sostie­ne uno studio diretto da Zhan­sheng Chen della Purdue Univer­sity in Indiana pubblicato sulla ri­vista Psychological Science. Gli esperti hanno misurato su un gruppo di studenti la «potenza» del ricordo di esperienze negati­ve e dolorose vissute in passato, sia di tipo fisico sia di tipo emoti­vo. Per farlo hanno chiesto ai ra­gazzi di scrivere di queste espe­rienze e subito dopo li hanno sot­toposti a un difficile test mentale. L'idea degli psicologi è che, se il segno lasciato dalle esperienze ne­gative è influente, il solo fatto di ri­cordarle deve essere destabiliz­zante a tal punto da compromet­tere l'esito del test mentale. Con questionari psicologici i ricerca­tori hanno anche stimato quanto fosse vivido il ricordo delle espe­rienze rievocate dai volontari. È emerso che le esperienze relative al dolore fisico sono sempre rivis­sute in modo poco sentito, il loro ricordo è poco vivido e blando l'ef­fetto negativo prodotto sull'esecu­zione del test. Invece il ricordo del­le pene interiori è più vivido e gli effetti deteriori sull'esecuzione del test mentale si vedono:i punteggi totalizzati da chi aveva appena rie­vocato esperienze emotive nega­tive erano sempre inferiori a quel­li di chi invece aveva ripensato ad una situazione in cui aveva pro­vato dolore fisico. Secondo gli psi­cologi questa vulnerabilità uma­na è «colpa» del nostro essere evo­luti: la corteccia cerebrale umana infatti, nel darci numerose capa­cità cognitive, ci rende più vulne­rabili alle pene interiori, alle de­lusioni, al dolore «sociale».

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